In corsa per la pace

Ulderico Lambertucci

 
 

Roma-Gerusalemme: un messaggero di pace e di dialogo


Dopo la devozione verso la Vergine Maria, gli itinerari dei grandi pellegrinaggi europei, la Via della Seta verso la Cina per trovare la memoria di chi nei secoli passati ha evangelizzato il lontano Oriente, ora l’attenzione di Ulderico Lambertucci è tutta per la pace nel mondo e il dialogo interreligioso.

Come tutti, il maratoneta di Treia è convinto che molti dei conflitti che affliggono i nostri tempi siano dovuti a ciò che è accaduto nel tempo e succede ancora oggi nell’area del Medio Oriente, in particolare in Terra Santa. Nasce così l’idea di un altro dei suoi singolari pellegrinaggi di corsa.

Stavolta Ulderico vuole unire insieme Roma e Gerusalemme. Con la consapevolezza di poter fare ben poco per eliminare guerra e violenza, ma con la certezza della grande importanza del messaggio di pace di cui sarà portatore. Non vuol essere lui il protagonista assoluto. Vuole soltanto farsi “strumento di pace”, come era solito dire San Francesco di Assisi.

Nella semplicità di una comune persona di sessant’anni, Ulderico vuole accendere una speranza di pace a Roma, nel cuore del cattolicesimo, e portare quella flebile fiammella fino a Gerusalemme e Betlemme, dove la storia della speranza e della pace è cominciata, oltre duemila anni fa.

La data della partenza, il 1° gennaio, non è casuale. Come non lo è il luogo d’inizio del suo lungo viaggio. Ulderico Lambertucci vuole partire da Roma, dal caldo abbraccio del colonnato di piazza San Pietro, nella Giornata mondiale della Pace. Portando nel cuore, lungo il suo itinerario, le parole di pace e di fratellanza di papa Benedetto XVI, per farsi messaggero di speranza nei vari paesi che attraverserà.

Una corsa di circa seimila chilometri, prima in Italia, toccando alcuni luoghi-simbolo del dialogo e dei rapporti fra Occidente e Oriente, come Ancona e Venezia. Poi la discesa lungo le martoriate terre balcaniche, teatro di guerra e violenze più volte nel Novecento e fino a pochi anni fa. La Slovenia delle foibe e dell’esilio di massa degli italiani; la Croazia e la Bosnia dell’ultimo conflitto degli anni Novanta; il Kosovo ancora lacerato dalle divisioni etniche fra serbi e albanesi. In ognuna di queste terre, Lambertucci cercherà i segni della speranza, come – ad esempio – la cittadina della Macedonia dov’è nata Madre Teresa di Calcutta. E dopo i Balcani, ecco la Turchia e il suo difficile ruolo di “ponte” tra Oriente e Occidente. Una terra che si affaccia sempre più verso l’Europa, ma che a volte si trova ancora a fare i conti con integralismi religiosi e lotte civili ed etniche. E poi ancora, Siria e Libano, prima di scendere nella tormentata Terra Santa, dove quotidianamente si consumano le lotte tra lo stato di Israele e quello della Palestina.

Non può che fermarsi a Gerusalemme, il messaggio di pace e dialogo che porta sulle sue gambe Ulderico Lambertucci. Nella Città Santa delle tre grandi religioni monoteistiche, sul luogo dove duemila anni fa si è accesa una speranza oggi oscurata proprio da guerra e violenza, sulla terra dove si giocano e si giocheranno molti dei destini dell’umanità.

 
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