E’ il gran giorno, ci siamo. La vera conclusione di questo Coast to Coast.
Alle 9.00 del mattino ci incontriamo all’incrocio tra la 5°Av e la 54 St con Silvana Mangione. E’ lei che si è spesa più di chiunque altro per la realizzazione e il riconoscimento ufficiale di questo “Memorial Walk”. Subito un inghippo con la metro. La linea 5 è chiusa per l’intera giornata e dopo qualche cambio riusciamo ad arrivare al luogo della partenza. Un po’ in ritardo ma non fa nulla. La gentile NYPD (New York Police Departiment) ci sta aspettando senza minimamente scomporsi. Battery Park (Sud di Manhattan) perciò è l’inizio.
Un breve tratto di strada di circa un 1 km ci separa dal monumento a forma di sfera realizzato con materiali estratti dalle macerie delle torri e il Memorial vero e proprio che si trova nel luogo esatto degli attentati. Siamo un po’ emozionati. Il luogo esatto della partenza dal parco è stato richiesto dalla NYPD stessa. Tengono questo monumento nel cuore e si sentono anche da lui rappresentati. Molteplici sono state le vittime del loro dipartimento, l’11 settembre 2001.
Si parte. I partecipanti? Siamo noi della missione insieme a tutti gli amici che ci hanno raggiunto dall’Italia. A malincuore non si è potuto allargare il numero di partecipanti. In quel caso le autorizzazioni allo svolgimento del cammino avrebbero avuto tempistiche di mesi. Ma non è di certo il numero delle persone che crea l’evento. Come scritto ieri, già realizzare questo in uno dei luoghi più controllati della Terra, è stato un miracolo.
Arriviamo a Ground Zero. Ad attenderci il capo relazioni esterne della NYPD. E’ Il det. Giga che appartiene alla speciale sezione che si occupa della sicurezza dell’intera area in ricostruzione e dove appunto si trova anche il “9/11 Memorial”. Salutiamo gli agenti che ci hanno scortato.
Gentilmente accompagnati da Giga, dopo aver attraversato serratissimi controlli di sicurezza, entriamo. Lo spettacolo a qui ci troviamo di fronte è struggente per la vastità del vuoto che si è venuto a creare dopo i crolli. Allo stesso tempo però i rumori del cantiere mai fermo creano una sensazione di rinascita. Il suono dell’acqua dei monumenti, dato una percezione dell’eternità della vita.
Sono infatti due enormi piscine quadrate create nell’esatto punto delle fondamenta delle torri gemelle. Una cascata interna a tutto il perimetro ed un foro al centro dove confluisco le acque. Un sensazione di vuoto quindi, a rappresentare una sorta di momento di smarrimento dell’essere umano, nell’eternità dell’esistenza scandita dallo scorrere dell’acqua. Ai bordi delle strutture tutti i nomi delle vittime. Ci sono molteplici teorie su quello che è veramente successo in questo luogo. Forse anche troppe. Resta il fatto che in quella mattina di settembre in questo luogo ma non solo, morirono 2.977 persone di più di 90 paesi. La più anziana ne aveva 85, la più giovane due. Più di 400 di queste vittime erano soccorritori che stavano svolgendo il proprio lavoro.
Link 9/11 Memorial http://www.911memorial.org
Continuiamo la visita all’interno di quello che sta diventando un vero e proprio parco. Abbiamo con noi alcuni libri che parlano della nostra terra, da dare in dono alla persona che ufficialmente rappresenta il sito. La simbolica cerimonia di consegna avverrà di fronte ad un albero. Non si tratta di un albero qualsiasi però. E’ l’unica pianta del’intero sito sopravvissuta ai crolli. Estratta dalla mecerie ancora viva, è stata prima trasferita in uno splendido giardino botanico del Bronx per essere curata. Ripresa in salute è stata di nuovo ripiantata qui.
Una curisiotà. Con l’acciaio che verrà aggiunto lunedì 30 Aprile, tra l’altro giorno della nostra partenza definitiva da New York, la torre 1 in ricostruzione, supererà l’Empire State Building e tornerà ad essere di nuovo l’edificio più alto dela città. Alla conclusione dei lavori diverrà la costruzione più alta del Nord America.
Quindi, questo è il luogo che abbiamo scelto per la simbolica ma reale conclusione di questo cammino iniziato nella costa est degli Stati Uniti. Ulderico è emozionato, noi del team anche. Per non parlare degli amici che ci hanno qui raggiunto e che non ci hanno fatto sentire soli nello svolgimento di questo “semplice” quindi spontaneo e profondo momento conclusivo.
In un istante ci salgono in mente la traversata, l’immane fatica spesa da Ulderico per raggiungere questo luogo, noi che lo abbiamo aiutato sul campo, il tentativo di raccontarvelo attraverso immagini e racconti, l’aiuto di amici che sono a casa come quelli che abbiamo incontrato lungo la strada, chi si è preso a cuore la nostra iniziativa senza neanche mai averci incontrato prima, chi ci a raggiunto negli States donandoci la possibilità di condividere queste emozioni etc..etc……. . Chissà che tutto questo messo insieme non abbia dato un piccolo o grande contributo che sia, a quella sensibilizzazione che crea l’apertura dei cuori e delle coscienze, necessaria a far si che questi avvenimenti drammatici non accadano più. Sinceramente lo speriamo dopo averci messo anima e cuore per far si che si realizzasse ciò che vi abbiamo raccontato dal primo giorno sin ad arrivare a questo preciso istante.
Ci eravamo prefissati degli obbiettivi strada facendo. Posso con serenità scrivere che quelli che veramente contavano sono stati raggiunti uno dopo l’altro. Il tutto grazie ad una insieme di persone che direttamente o indirettamente ci hanno dato una mano.
Per lo svolgimento del tutto, l’associazione “il Maratoneta” che da anni segue queste missioni è stata di fondamentale supporto. Attraverso gli amici Franco Capponi e Roberto D’Ascanio che la rappresentano, non ci siamo mai sentiti soli ne prima ne durante lo svolgimento del viaggio.
Grazie al giornalista Daniele Morini che da anni segue le avventure di Ulderico. Alcune sue idee e contatti sono stati molto importanti.
La comunità italiana di San Francisco tutta che ci ha dato la spinta iniziale con il loro abbraccio.
Quella di Detroit. Ci siamo sentiti accolti con amicizia e fratellanza.
I Consolati Italiani di Detroit e New York per il supporto Tecnico.
L’Ambasciata a Washington.
Il CGIE (comitato generale italiani all’estero) che attraverso la v.seg. Generale dott. Silvana Mangione ha reso possibile lo svolgimento del “Memorial Walk”.
La Polizia di New York. I det. Colombo, Moran e Giga della NYPD sono stati veramente gentili e disponibili.
E naturalmente tutti voi che ci avete seguito in modo più o meno assiduo. Come avevo già scritto, abbiamo avuto nel Blog quasi 4000 contatti per migliaia e migliaia di pagine lette. Sinceramente non ce lo aspettavamo e non potete immaginare quale spinta ci ha dato, soprattutto nei momenti difficili. Vi sentivamo tutti vicini e siete partiti da San Francisco per arrivare a New York insieme noi. Non lo sapevate? Bene, adesso si !!!
Entro martedì 1 Maggio, con grande piacere riabbracceremo l’Italia. Sinceramente non vediamo l’ora !!!
Un abbraccio veramente forte da parte di tutti noi.
Ulderico, Mario, Ferdinando e ………,
Michele.










































































